IL CONTESTO DI PARTENZA

Casa Giavera accoglie persone provenienti da tutto il mondo. A partire dal 1990, oltre 1.200 persone provenienti da 41 paesi diversi hanno abitato in questa casa dando vita a un’eccezionale esperienza di vita comunitaria.

L’IDEA

Sostenuta dalla Diocesi di Treviso attraverso Caritas, Casa Giavera è gestita insieme a noi e all’ufficio diocesano Migrantes che accompagna e supporta le iniziative della casa. Qui hanno trovato un’abitazione immigrati lavoratori, richiedenti asilo, vittime di tratta, soggetti vulnerabili, e vi risiedono sia immigrati di lungo periodo che nuovi ospiti, in una dimensione di convivenza gestita in prima persona dai residenti. «Casa Giavera ha sempre cercato di rispondere ai bisogni delle persone, che cambiano nel tempo – spiega Francesca Dettori, la nostra Presidente – lavoriamo tantissimo sull’autonomia personale, sull’inclusione lavorativa, abitativa e sociale delle persone, con tutto il loro carico di esperienze passate e di aspettative e desideri per il futuro». Con questi obiettivi, sono diverse le iniziative qui avviate, tra cui il progetto Maneo, nel 2019, indirizzato a una quindicina di titolari di protezione umanitaria per favorire l’inclusione attraverso la formazione professionale e l’inserimento lavorativo, nell’ambito della campagna Liberi di partire, liberi di restare sostenuta dalla Conferenza episcopale italiana che ha coinvolto anche il Centro diocesano di formazione professionale “Opera Monte Grappa”.

TEMPO

Gestiamo Casa Giavera dal 1995 ad oggi.

L’IMPATTO

Fin dall’inizio Casa Giavera si è posta in dialogo con l’esterno, nei suoi spazi si sono tenute presentazioni e laboratori sull’interculturalità, sono stati organizzati viaggi nei paesi d’origine degli ospiti, tessendo connessioni con realtà in tutto il mondo. Decine di volontari e gruppi di giovani partecipano ogni anno a iniziative come i corsi di italiano, incoraggiando la nascita di conoscenza e amicizia con gli ospiti. Nel 2021 Casa Giavera è diventata anche un prestigioso progetto fotografico e di comunicazione a cura del fotografo Matteo De Mayda e dal giornalista Marco De Vidi.

IL TERRITORIO

  • Sankoh ha 38 anni, è arrivato in Italia dalla Sierra Leone quattro anni fa. «Vengo dalla capitale, da Freetown. C’è il mare, in tanti vengono in città per andare in spiaggia e nuotare»
  • «Mio papà già abitava a Casa Giavera, l’ho raggiunto dal Burkina Faso grazie al ricongiungimento famigliare quando avevo 19 anni», ricorda Seydou, che ora ne ha 29 e da un anno vive in affitto in un grande appartamento trovato tramite un collega di lavoro.

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