La violenza di genere isola, colpevolizza, confina il dolore nello spazio stretto del privato.
Siamo partite da qui per pensare che fosse urgente e necessario creare spazi in cui le storie di violenza delle donne potessero uscire dalla propria sfera personale ed essere sentite collettivamente: trasformare un’esperienza individuale in una consapevolezza condivisa, passare “dalla mia storia alla tua storia alla nostra storia”. Questo l’incipit del percorso di Teatro dell’Oppresso (TdO), che come operatrici della Cooperativa La Esse abbiamo proposto all’interno del Centro Antiviolenza del Comune di Venezia, dove collaboriamo da più di 10 anni.
Abbiamo scelto il TdO come strumento di emersione, elaborazione e trasformazione: questa forma di teatro sociale nasce proprio per dare voce e collettivizzare un problema, mostrando come si possano trovare soluzioni alternative e aumentare la propria consapevolezza in un processo gruppale.
Tutto è iniziato all’interno degli spazi del CAV con il percorso “La mia storia, la tua storia”. Fin dai primi momenti, il TdO si è mostrato come uno strumento potente di connessione e di sorellanza. Quando la propria esperienza prende forma attraverso il corpo, la voce e lo spazio, perde il suo carattere di colpa personale e rivela la sua natura sistemica e culturale.
È un lavoro di ascolto e riconoscimento reciproco, così lo descrive chi ha attraversato questi spazi:
«Non so in che modo, ma sento che quello che ognuno di noi riesce a portare dentro e fuori dal gruppo contribuisce, nel nostro piccolo, ad aprire gli occhi e il cuore su delle realtà che spesso non riusciamo a riconoscere.»
Da qui l’idea di uscire dal centro e incontrare altre persone.
La prima scintilla verso l’esterno si è accesa con l’incontro pubblico “Corpi in azione”: circa 40 persone si sono ritrovate per condividere alcune pratiche di TdO e decostruire insieme gli stereotipi di genere.
L’entusiasmo e la partecipazione di quell’appuntamento ci hanno spinto ad andare oltre. Abbiamo promosso due successivi momenti di approfondimento con un gruppo più ristretto, creando uno spazio di fiducia dove far emergere e socializzare diverse forme di oppressione legate al genere.
Di fronte alle narrazioni emerse e alla risposta del gruppo, abbiamo deciso di “lanciare il cuore oltre l’ostacolo”: trasformare quel lavoro di emersione in una rappresentazione aperta alla città. È nato così lo spettacolo di Teatro Forum: “Che cosa ci vuoi fare: scene di ordinaria molestia”.
In uno spettacolo di Teatro Forum, la platea non è spettatrice passiva, ma diventa “spett-attrice”: chi osserva può interrompere la scena, salire sul palco e proporre alternative concrete per cambiare il corso degli eventi oppressivi.
Nell’ottobre 2025 siamo andati in scena per la prima volta, con grande emozione, negli spazi messi a disposizione dal Museo M9 di Mestre, per poi riproporre lo spettacolo a novembre 2025 per un pubblico ancora più ampio al Centro Culturale Candiani.
Un lavoro su due fronti: emersione interna e risonanza pubblica
Il valore di questo percorso risiede nella sua doppia dimensione:
- Il lavoro interno: un processo continuo di emersione e confronto all’interno del gruppo per riconoscere le diverse manifestazioni della violenza (da quelle più sottili a quelle più esplicite) e interrogarci su cosa possiamo fare sia come singoli che come collettivo.
- La risonanza con il pubblico: la risposta della cittadinanza dimostra un forte desiderio di cambiamento, la volontà di andare oltre la violenza per costruire relazioni più nutrienti, eque e sicure.
Quella risonanza con l’esterno non si esaurisce quando finisce lo spettacolo, ma continua a circolare nelle vite delle persone, nelle conversazioni quotidiane, generando piccoli e grandi consapevolezze:
«Quando siamo insieme sento che generiamo una bella energia come gruppo, e questa cosa mi fa sentire molto allegro. E mi sembra che un po’ di questa energia passi a chi ci guarda. Molt3 amich3 dopo gli spettacoli hanno voglia di parlare di quello che hanno visto, oppure mi dicono che ne hanno parlato tra di loro, e questo mi rende proprio fiero».
L’evoluzione del gruppo e i nuovi orizzonti
A febbraio, spinti dal desiderio di non disperdere questa energia, il gruppo ha scelto di evolvere e aprire le porte a nuove persone. Abbiamo seguito l’onda: nuove prove, incontri periodici e nuove idee.
«Io sono super contenta per ieri e per tutto quello che stiamo facendo. Mi sta aiutando tantissimo e sentirci tutti così uniti a lavorare su qualcosa mi riempie di forza e gioia. Spero ne faremo altri. Ogni pubblico è diverso e questo è molto stimolante».
A giugno, a margine del convegno promosso dal CAV di Venezia, siamo approdati a Forte Marghera: ad accoglierci, un nuovo pubblico attivo, desideroso di sperimentarsi e di “metterci la faccia” salendo sul palco.
Oggi siamo pronte e pronti per due nuove tappe fondamentali:
- un appuntamento nel centro storico di Venezia;
- una replica a Treviso, all’interno di 4passi Festival.
Guardando al futuro ci piace pensarci con lo sguardo aperto e i piedi per terra, attraversando nuovi territori e nuove comunità. Crediamo fermamente che il teatro sia una forma d’arte capace di generare cerchi concentrici di riflessione, consapevolezza e cambiamento sociale.
Un passo alla volta, insieme.